Percorso giudiziario

L’accertamento della verità e delle eventuali responsabilità

A stabilire cosa fosse successo quella sera, come fosse avvenuto l’incidente e quali fossero eventuali responsabilità penali si sono occupati negli anni la Capitaneria di Porto di Livorno (1991), il Ministero della Marina  Mercantile (1992), la Procura di Livorno (1991-1995), il Tribunale di Livorno (1995-1997), la Pretura di Firenze (1993), la Corte d’Appello di Firenze (1999) e nuovamente la Procura di Livorno (2006-2010) ed il Tribunale di Livorno (2010).

La “conclusione” scritta dagli inquirenti nel 2010

Il traghetto Moby Prince è uscito dal porto di Livorno con destinazione Olbia impostando la velocità massima di crociera, nella convinzione del comando nave di trovarsi in condizioni di assoluta normalità dal punto di vista meteo marino e quindi anche della visibilità e perciò nella errata convinzione di conoscere e poter controllare otticamente la situazione delle navi alla fonda nella zona della rada ed in particolare di quelle che si trovavano in prossimità della rotta più diretta per Olbia.

La apparente normalità delle condizioni creava il tipico meccanismo psicologico di allentamento della attenzione nel personale di plancia e nel resto dell’equipaggio, clamorosamente esplicitato, in particolare, dalle condizioni con le quali la nave Moby Prince veniva fatta viaggiare con il portellone prodiero aperto e dell’impianto antincendio disabilitato;

Improvvisamente la nave entrava in un banco di nebbia che coglieva totalmente impreparata la plancia del traghetto.

La plancia del Moby Prince, presa alla sprovvista e con le nave ormai lanciata alla velocità di crociera, provvedeva incautamente ad accendere i fari collocati a prua della nave nella speranza di migliorare la visibilità sullo specchio di mare davanti a sé, ma in realtà peggiorando le condizioni di visibilità.

L’urto con l’Agip Abruzzo, ferma all’ancora con prua orientata a nord ovest navigando il Moby Prince con direzione sud, sud ovest ad una velocità di circa 18 nodi, avveniva dunque “dritto per dritto”.

Pressoché immediatamente si incendiava il greggio della cisterna 7 di destra della petroliera, dentro la quale era penetrata la prua del Moby Prince e conseguentemente parte del carico si riversava sulla parte prodiera del ponte di coperta incendiandosi.

L’apertura della porta stagna prodiera e l’impianto di ventilazione in funzione agevolano decisamente l’ingresso di greggio e vapori nei garage e nei locali interni del Moby Prince, cominciando a divampare il fuoco su tutta la parte prodiera del traghetto coinvolgendo il personale di plancia e progressivamente le restanti parti e locali della nave, con un tempo di sopravvivenza a bordo di poche decine di minuti al massimo.

La causa della tragedia è dunque individuabile in una condotta gravemente colposa, in termini di imprudenza e negligenza, del comando del traghetto Moby Prince.

Dopo 22 anni è possibile leggere incredibilmente nelle stesse carte una conclusione diversa, molto diversa, sugli accadimenti di quella sera?

Della vicenda si è scritto e detto tutto ed il contrario di tutto, perizie e contro perizie, sono stati fatti spettacoli teatrali, documentari, inchieste giornalistiche, scritto libri, ci si è umanamente divisi e riavvicinati, si è cercato verità in luoghi misteriosi e si sono fatte congetture e collegamenti diversi ed opposti tra loro.

I familiari delle vittime, i consulenti d’ufficio e di parte, ognuno con il suo carico di dolore e speranza, rabbia e dignità hanno fatto il loro dovere.

Qualcuno si è convinto che il Moby Prince fosse una carretta del mare con portellone aperto, radio guaste e sistema antincendio disattivato.

Qualcuno, non riuscendo ad accettare alcune delle risposte ricevute dalle inchieste ufficiali e che saranno evidenziate nel proseguo di questo documento, ha cercato ricostruzioni alternative e diverse.

Per ogni ricostruzione c’è sempre stata un alea di incongruenza più o meno palese ed evidente.

In questi anni un gruppo di persone ha raccolto, catalogato, letto ed analizzato le carte di questa incredibile vicenda.

Quello che è emerso dalle carte delle inchieste e dei processi, e che ci si dovrebbe attendere porti a concludere “più o meno” quanto scrivono i PM della procura di Livorno nel 2010 nella richiesta di archiviazione, non solo non conferma quanto asserito ma spesso testimonia l’esatto contrario.

Ci rendiamo conto che scrivere dopo avere letto le CONSIDERAZONI CONCLUSIVE (pag 150) sembri un pessimo esercizio ma riteniamo di avere letto nelle stesse perizie a disposizione dei PM nulla che descriva la causa della morte prematura ed improvvisa di 140 persona come banale ed assurda.

Nelle pagine che seguono riportiamo una breve sintesi delle inchieste, delle indagini e dei processi di questa vicenda e proporremo analiticamente le evidenze ed i riscontri presenti nelle carte agli atti che descrivono diversamente gli accadimenti di quella sera.

Ognuno alla fin di questa breve lettura potrà così trovare un proprio convincimento, anche sul fatto che dopo 22 anni è stato voluto scrivere la parola FINE.

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