Moby Prince: i responsabili hanno i giorni contati

Passato l’anniversario noi familiari ci sentiamo quasi svuotati dopo giorni di tensione. Ogni 10 aprile viviamo l’angoscia di quella maledetta notte e si mescolano sentimenti contrastanti…..rabbia, tristezza, e ancora pietà, amore per i nostri compagni di sventura con i quali ci incontriamo da 26 anni. Usciamo come ogni anno frastornati dai discorsi ufficiali, dai flash dei fotografi, dalle interviste dei giornalisti, ma almeno sereni che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta. E quest’anno a tutto ciò si associa un ottimismo che aleggia nella nostra mente, grazie alle parole, sentite, potrei dire fraterne, del Presidente della Commissione parlamentare di Inchiesta sul Moby Prince, Senatore Silvio Lai. Parole che ci fanno capire che loro, i Senatori, stanno lavorando senza sosta e che molte verità, nascoste nelle pieghe processuali, stanno venendo prepotentemente fuori.
A partire dai soccorsi inesistenti per arrivare alla sopravvivenza ben oltre i 30 minuti. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni e convincimenti di quella notte che poi si sono coagulati nelle varie sentenze che hanno dichiarato la morte repentina per tutti, in un brevissimo lasso di tempo, dai 20 ai 30 minuti. Ma cosa esce fuori dall’audizione dell’unico superstite Alessio Bertrand? Qualcosa di incredibile che fa ancora più male. Gli ormeggiatori, che recuperano il mozzo ben un’ora e 15 minuti sotto il Moby Prince comunicano in modo concitato con la Capitaneria di Porto dicendo che il superstite ha detto che ci sono persone da salvare. Dopo che il mozzo viene caricato su una motovedetta della Capitaneria e un successivo lungo silenzio radio, sempre gli stessi ormeggiatori con voce mesta dicono che il superstite ha detto che sulla nave erano tutti morti. Ebbene dopo 26 anni, Alessio Bertrand, in occasione dell’audizione in Commissione Parlamentare, afferma chiaramente che lui non ha mai detto che erano tutti morti, ma che anzi che c’erano ancora persone in vita sul traghetto e che i soccorsi dovevano fare in fretta. Affermazioni che sconvolgono e fanno percepire un disegno per preciso che si lega anche ad altre evidenti contraddizioni di quella notte.
Come il fatto che mentre chi si occupava dei soccorsi non ha pensato minimamente del Moby Prince, identificato ufficialmente da una barchetta di ormeggiatori alle 23.45, alcune persone della compagnia del traghetto, la NAVARMA, già alle 23.15 sapevano che il Moby Prince era entrato in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, così come lo sapevano i Piloti del Porto, su testimonianza di un ex Pilota, Raffaele Savarese, che verso le 23 ha visto il Moby Prince uscire da una coltre di fumo per poi rientrarci. Lo stesso Savarese riferisce che la visibilità era ottima. Altro che nebbia!!!
Un disegno costruito ad arte fin dai primi minuti dopo la collisione e poi conclusosi con le sentenze che hanno scritto verità di comodo. Per nascondere chi e cosa?
Vedendo il lavoro che sta facendo la Commissione Parlamentare di inchiesta, siamo sempre più convinti che i responsabili della morte atroce dei nostri cari, abbiamo i giorni contati, ma anche tutti coloro che quei responsabili non hanno voluto o saputo cercare, e grazie ai quali sono passati 26 anni senza verità e giustizia.

Luchino Chessa
Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince

Nella foto è visibile la Sala Macchina del Moby Prince perfettamente integra. La foto è stata scattata in occasione di un sopralluogo dei periti durante l’inchiesta della procura di Livorno