Moby Prince, 10 aprile 2017, un anniversario speciale grazie al lavoro della Commissione Parlamentare d’Inchiesta.

Ebbene si, sono passati 26 anni da quella maledetta notte e dopo tanto tempo senza verità e giustizia, il lavoro portato avanti in un anno dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta comincia a dare i suoi frutti. Sembra quasi un assurdo, ma i risultati raggiunti sono decisamente superiori a quelli derivati in vent’anni di inchieste e processi. Un’attività intensa e continuativa quella della Commissione Parlamentare, che ha avuto come principali attori oltre al Presidente Silvio Lai, ed al Vice-Presidente Luciano Uras, anche i Senatori Sara Paglini, Laura Cantini, Lorenzo Battista, Enrico Cappelletti, Marco Filippi, Emilio Floris, Manuela Granaiola, Altero Matteoli e Maria Mussini.
In occasione della commemorazione nell’aula del Consiglio regionale della Sardegna, svoltasi a Cagliari il 7 aprile, i Senatori Silvio Lai e Luciano Uras hanno fatto il punto sulle indagini ancora in corso da parte della Commissione, illustrando il lavoro fatto fino a quel momento e confermando i molti punti oscuri nella dinamica della collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, tra cui l’ipotesi più inquietante, smontata dal processo, ma ancora all’attenzione della commissione d’inchiesta., e cioè il fatto che a bordo del Moby Prince sia esploso un ordigno.
La Commissione sta facendo un lavoro molto complesso per provare a recuperare dagli atti giudiziari elementi aggiuntivi, anche ascoltando testimoni fino ad ora mai presi in considerazione. Ci sono evidenze che alcuni pezzi che costituiscono la verità non fanno parte del puzzle costruito nelle aule giudiziarie e ci sono tanti aspetti nella ricostruzione processuali che non convincono i Senatori che con fermezza respingono l’idea di un errore umano dell’equipaggio del Moby Prince.
Riguardo alla misteriosa nebbia un dato di fatto è che non ci sono testimonianze che affermano che era presente al momento dell’impatto e poiché i timoni del Moby Prince vennero trovati fermi a 30 gradi a dritta vuol dire che funzionavano e che qualcuno li ha tenuti con forza in quella direzione per evitare un ostacolo.
Un aspetto che viene completamente rivisto è la morte in 30 minuti riportata negli atti processuali, poiché i dati attuali raccolti dalla Commissione d’inchiesta ipotizzano morti avvenute in un lasso di tempo differenziato, e la ricostruzione ufficiale che parla di una nave senza governo, puntando il dito sull’errore umano a bordo del traghetto, viene ribaltata da una ipotesi diametralmente opposta, e che cioè di fronte all’evento catastrofico il personale ha mantenuto il sangue freddo e ha atteso i soccorsi, non si sa per quanto tempo, ma di sicuro per oltre i trenta minuti.
Per quanto riguarda poi l’Agip Abruzzo, non è normale che una petroliera, speronata da una nave alta 60 metri, dica alla radio che è stata investita da una bettolina, richiamando i soccorsi solo su di se, e ancora che non è normale che non si dica da dove provenisse davvero quella nave e che non sia stato fatto un esame adeguato a bordo della petroliera subito dopo il disastro. Come non è normale che sei mesi dopo la petroliera sia stata distrutta.
Il capitolo dei soccorsi è un tema che è stato tra i primi affrontati dalla Commissione, poiché risulta assolutamente incomprensibile quello che è avvenuto. Sembra veramente impossibile pensare che 140 persone siano state lasciate morire. I rimorchiatori, le barche più attrezzate, stavano vicino alla petroliera. Non è stato infatti alcun tentativo di soccorso e l’unico superstite viene salvato da una barca di ormeggiatori.
Infine non possiamo non ricordare un aspetto già riportato pubblicamente in altri incontri recenti da parte del Senatore Silvio Lai, e cioè che la Commissione deve innanzitutto restituire la dignità non solo ai passeggeri morti in quella tragedia, ma soprattutto all’equipaggio che si è sacrificato per tentare di salvare tutte le persone a bordo.
Quello di oggi per noi familiari è un appuntamento importante, inizio di un una nuova storia. Dopo tanti anni di dolore e frustrazioni, dopo anni di battaglie vissute nel silenzio, finalmente non ci sentiamo più soli. E’ una nuova storia di grande partecipazione collettiva, di cittadini, giornalisti, uomini delle Istituzioni, che ci attorniano e ci accompagnano verso la verità, una verità che giorno dopo giorno sta squarciando le nebbie processuali.

10 aprile 2017

Luchino Chessa
Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince