Gli scheletri negli armadi

Siamo quasi alla fine di un incubo……dopo oltre 26 lunghi anni, ecco uno spiraglio di luce nelle conclusioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta che verranno esposte, dal Presidente Silvio Lai, questa mattina.

Pur avendo lavorato, insieme agli altri familiari, per la nascita della commissione, rimanevo in cuor mio dubitante di trovarmi poi di fronte a dei risultati concreti.

Ho sempre pensato, come tanti cittadini, che nel momento in cui veniva istituita una Commissione Parlamentare, tutto sarebbe finito insabbiato… ma mi sono dovuto ricredere.

Avevamo alle spalle, oltre al dolore, anni di rabbia, frustrazioni e delusioni per inchieste e processi pasticciati, che avevano portato a verità di comodo, confezionata ad arte, dove la nebbia e l’errore umano sono stati il filo conduttore.

Rabbia, delusione, ma anche la sensazione di essere stati lasciati soli, di esserci dovuti sobbarcare sulle spalle un qualcosa di più grande di noi, perché familiari di vittime.

E mentre noi familiari soffrivamo e cercavamo di capire, vari personaggi hanno lavorato per alterare la verità, fin dai primi momenti dopo la collisione.

Non sappiamo se la Commissione d’Inchiesta riuscirà a fare luce su tutte le ombre del passato, ma sicuramente il filo conduttore e la sintesi del suo lavoro sono i numerosi scheletri negli armadi, che hanno portato a far morire 140 persone dopo ore di atroci sofferenze e che, fin da subito, hanno contribuito a modificare la verità.

Dalla petroliera Agip Abruzzo, alla fonda in zona interdetta e proveniente da porti non dichiarati, nessuno ha visto il Moby Prince.

La Capitaneria di Porto ha pensato di indirizzare i soccorsi alla petroliera e non ha pensato al Moby Prince. Quando trovato, non ha fatto alcunché per salvare le tante persone vive a bordo.

A poche decine di minuti dalla collisione i dirigenti NAVARMA, ma anche altri personaggi come i Piloti del Porto, sapevano che la nave investitrice era il Moby Prince. E nulla hanno fatto.

E poi gli accordi assicurativi tra armatori delle due compagnie e la valanga di soldi entrate nelle casse della NAVARMA.

È stato un gioco banalizzare il tutto come un semplice incidente, complice una fitta nebbia mai esistita, facendo ricadere, sul comandante Ugo Chessa e sul suo equipaggio, tutte le responsabilità. Comandante ed equipaggio considerati dalla Commissione come degli eroi. Sicuramente i soli a non avere scheletri negli armadi.

 

Oggi è un giorno speciale da cui ripartire per avere giustizia.

Gli scenari futuri che si aprono dipendono molto da cosa vuole fare la Commissione, e cioè se ha intenzione di trasmettere gli atti ad una Procura per la apertura di un procedimento, nell’ipotesi di reati dolosi.

Qualunque reato colposo è prescritto, ma gli scheletri negli armadi ipotizzano un’azione dolosa!

 

24 gennaio 2018
Luchino Chessa
Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus

 

4 Comments

    • Luchino Chessa

      Caro Gianfranco sono tanti gli aspetti ancora misteriosi. Una parte del lavoro è stato fatto, ma molto ancora c’è da fare. Speriamo che gli atti vengano depositati quanto prima in procura e poi si parte per l’ennesima avventura.

  • Tutta la mia solidarietà per i figli del comandante Chessa. Mia sorella lavorava a bordo del Moby Baby gli anni successivi alla disgrazia, e da veterani ha saputo che il comandante Chessa era il migliore nel suo campo, se non altro era preparatissimo, serio e competente, come possibile pensare che sia andato a sbattere su una petroliera grande come due campi di calcio? ma scherziamo? assolutamente nn ci credo, poi scusate il comandante Superina che dice che sono stati investiti da una bettolina? un traghetto confuso con una barchetta? poi la posizione confermata dai messaggi radio che risulta dentro il cono vietato di uscita dal porto e poi risulta fuori? poi il mozzo che prima i soccorritori dicono che disse che c’erano superstiti, poi poco dopo dicono in radio che ha detto che sono tutti morti. Riabilitare la memoria di vostro padre e’ un vostro diritto renderete giustizia a lui anche se non c’e’ piu’ purtroppo, e ai tanti morti in quella sciagura che si poteva evitare se i soccorsi fossero stati tempestivi. Un saluto caro da Monserrato (siamo vicini).

  • Roberto

    C’è sempre quella chiamata radio su 2.182 kHz, Banda Nautica HF – Frequenza di Emergenza, registrata ma incomprensibile. Rimango convinto che si tratti di una chiamata fatta da qualcuno a bordo del Moby Prince, magari un passeggero o un membro dell’equipaggio, e registrata con un apparato sintonizzato su quella frequenza (di ascolto per le emergenze, l’equivalente in HF del Canale 16 VHF) ma non impostato per demodulare la “Single Side Band”, SSB. Non so se esista un modo per demodulare a posteriori una tale trasmissione, ma forse lo si potrebbe cercare.

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